D’amori superstiti

Una danza
Che stanca
Quella del cuore
Tra i superstiti
Degli amori inconclusi.
Ed é cosí
Che avanzi un passo
Arrossisci
E riarretri
E l’altro ti viola
Con una troppa fiducia
Che non riesci a pesare
Che ti sbilancia
E si fugge
Lontano
All’interno.
Ed il passo si storpia
E l’altro ferito
Rimbalza
Su un muro di forse
E ridosa la gioia
Nei sorrisi inespressi.
E si aspetta
Per il prossimo fiato
Nella musica del presente
Senza che il ritmo si stenda
Senza che gli arti si spengano
Febbricitanti
Per il ritmico palpitio
D’una danza insolente
Che riverbera dentro
Rivelata da occhi
Troppo poco timidi
Per non esser sinceri..

Si Grida

Si grida
perché la nostra voce non si sente
vaga come luce rifratta
su corpi sordi
solo in parte scalfiti
dal nostro eco.
Li tange
il nostro suono
e, noi, si alza (il suono)
lo si alza
ad alba nascente
e qualcosa accade
lo specchio placido riflette
sparge
lontano
il nostro chiasso.
E noi.
Noi caliamo gli occhi
stendiamo le gote arrosate
arricciamo il naso
storto
dal nostro agire sconsiderato
e ci chiediamo quale,
se il nostro
o il loro,
fosse in vero,
il suono inascoltato..