D’amori superstiti

Una danza
Che stanca
Quella del cuore
Tra i superstiti
Degli amori inconclusi.
Ed é cosí
Che avanzi un passo
Arrossisci
E riarretri
E l’altro ti viola
Con una troppa fiducia
Che non riesci a pesare
Che ti sbilancia
E si fugge
Lontano
All’interno.
Ed il passo si storpia
E l’altro ferito
Rimbalza
Su un muro di forse
E ridosa la gioia
Nei sorrisi inespressi.
E si aspetta
Per il prossimo fiato
Nella musica del presente
Senza che il ritmo si stenda
Senza che gli arti si spengano
Febbricitanti
Per il ritmico palpitio
D’una danza insolente
Che riverbera dentro
Rivelata da occhi
Troppo poco timidi
Per non esser sinceri..

Non devo

Non devo vederti, non devo sentirti,
non devo cercarti, non devo pensarti.
Cosi lentamente uscirai anche dai miei sogni.
Smetterei di intrufolarti tra i miei silenzi.
Cesserò di amarti.
E finalmente sarò libero
fino al momento in cui non sentirò
il tuo profumo
o il tuo nome
o il suono di un messaggio;
fino a che non guarderò il tramonto,
fino a che non cercherò un regalo,
fino a che non vedrò una coppia,
un neonato,
fino a che non chiuderò i miei occhi,
fino ad allora
sarò salvo
e non ti avrò mai amato.

Ho imparato ad accettarti

Ho imparato ad accettarti come un dolore cronico dell’anima, a sopportare il tuo pensiero costante come un malanno che non passa, a non carpire significati nascosti quando ti incontro nei miei sogni, a vederti solo come un ossessione della mente, che nulla ha a che vedere con le fitte del mio cuore e che, seppur assente, sarai con me sempre e in ogni dove.

Certi amori

Certi amori
si tramutano in qualcosa di diverso
di più profondo
e forse piú vero
e ti cospargono di nostalgia il presente
e ti fanno sentire quella mano amica cosi saputa
mancante alla tua gota
e quegli abbracci cosi frequenti
un fremito del petto nella notte
e ti portano a sentire quel bene
immenso
che provi
sprecato
se con te non è
quell’anima gemella
che alcune vite passate
avevi cosi profondamente
amato.