Rimango

Come un albero cavo
di sola corteccia
svuotato
sto
radicato
in un passato
troppo prossimo
per essere dimenticato.

Baci, come foglie morte, secche, sparse su di un suolo duro.

Il mio autunno avanza.

Sospiri rintanati, in letargo, attendono, chiusi,
l’ennesima primavera mancata.

Tace
il canto dei boccioli schiusi.

Vuoto
per accogliere un’eco
Rimango.

Scivolerò

Scivolerò
lentamente
fuori dalla tua vita
così che tu possa trattenermi
se mi vuoi
oppure accettare
il mio addio
dosato
silenzio a silenzio.
E quando i miei occhi
non brilleranno più
guardando i tuoi
e più alcun brivido
percorrerà il mio corpo
sfiorandoti
e tutto di me
sarà inerte in tua presenza
e non sarai che uno spettro antico
forse allora
finalmente sceglierai me
e mi vorrai come mai prima
proprio in quell’attimo
in cui non potrai più avermi
capirai di amarmi
e quanto io ti ho amato
e ho sofferto
e resistito
per te
prima che crollassi
mille volte
prima che il peso
fosse troppo
anche per il mio cuore
pieno d’amore
sprecato.

L’amore è dipendenza

No. Non ascoltate chi vi dice che l’amore è equilibrio, felicità, rispetto.

L’amore non è niente di tutto ciò.

L’amore è dipendenza, fisica, psichica, totale. È droga, chimicamente parlando.

È sniffare la pelle di chi si ha accanto e non averne mai abbastanza.

L’amore e ciò che dà senso alla vita e non ha senso. Perciò tutto torna.

Il resto: l’equilibrio, la fiducia, la stabilità, è solo sopravvivenza. 

Non è biologicamente necessario, non è appetito sessuale. È esistenzialmente necessario. È il senso. È la vita. 

È il bisogno disperato che ogni essere senziente ha di trovarsi un posto in questa esistenza. È La Risposta alla Domanda. Ed è ineffabile ed effimera. 

E non sa tacere, ne parlare. 

E no, non è bello. Non confondetelo con la felicità, quella è un asintoto, una distorsione della nostalgia, un miraggio, un sogno, un errore cognitivo e un conforto.

L’amore si vive, ci vive. Ma non spesso, non troppo, quasi sempre a piccole dosi, esplosive, laceranti. E alla fine i piu lo rigettano, si accontentano di surrogati. I piu lo negano. Sanno che c’è, ma  è troppo. Troppo per noi. E non lo meritiamo, tanto dolore, tanto significato, tanta pienezza esistenziale. 

Non meritiamo l’amore, nella sua duplice accezione dicotomica affermo: Non lo meritiamo. 

È troppo, per noi che siamo cosi poco. 

Eppure amiamo e ne siamo dipendenti. 

È per questo che esistono i figli.

Ti avverto sulla pelle

Ti avverto sulla pelle
sotto la pelle
non ho dove nascondermi
poiché
sono colmo di te
e quasi mi tracimano gli occhi
della tua presenza
lontana.
Mi segui come un fantasma dell’anima
che infesta il mio cuore
e tutto è spavento e gioia
quando ti sento.
Conservo sogni inascoltabili
da poterti sussurrare
con le labbra schiuse
sulle tue.
E tutto di me grida
quando ti osservo nel silenzio
dei miei occhi
nei tuoi
irraggiungibili.

Storie

Siamo cercatori
illusionisti
sognatori
di significati
costruttori di storie
lettori di mondi infiniti
nelle venature di un tronco
siamo i figli
del potere narrativo
succubi della vacuità
del nostro creato
dei di un credo
che non valica il narrato.
Vaghiamo
cantando muti
in un mondo sordo e afono
disegnando note
su pentagrammi ciechi
e balliamo, eccome balliamo
ad occhi chiusi
freneticamente
e non osiamo, nemmeno un momento,
placare il nostro sogno
per scoprire cosa al nostro risveglio
sarà risparmiato.
Troppo buio è il riverbero
di un mondo senza passato.

Non chiedere a un Uomo solo

Non chiedere a un uomo solo
Di amarti
Perché lo farà davvero
Lo farà quando non vorrai
Lo farà quando non vorrà
Lascialo stare
Lì in quell’angolo di esistenza
In cui ha imparato a sopravvivere
Lascialo alla sofferenza blanda dei giorni
Dove noia e incompletezza non sono che calli
Duri, dolorosi ma anche normali e necessari
Lascia il lavoratore alle proprie macchine
E il contadino ai propri campi
Non diventare la passione di chi vorrebbe vivere
Ed imparerà a morire
Non infastidirlo con queste sensazioni
Così scomode per chi ha dimenticato di lamentarsi
Poco dopo essere nato
Per chi ha pianto poco e sofferto troppo
Non incunearti in quel cuore duro e puro
Come cristallo su cristallo
Come vetro sul cemento
Perché no, nessuno poi potrà
Raccoglierne i frantumi
E se per caso, se per sbaglio
Un giorno tutto ciò dovessi fare
Non lasciarmi mai
Giacché in questo baratro
Ad altro la mia anima
non si saprà aggrappare.

Le verità del cuore

Le verità del cuore
sono ovvie
e ingiustificabili.
E il mio scettico intelletto
rimane a guardarmi cantare
tra le fragole e i fiori
senza sapermi comprendere.

“Grido
ed ho il sapore di mille illusioni…
ma sono vere!
E così dolci da farmi svenire.
Senti il miele
che si posa sulle mie labbra
quando ti guardo?
Per questo le lecco.
Vedi il dirupo
che si apre
dentro i tuoi occhi?
E io laggiù mi perdo
e cerco un fondo
che non trovo
e cerco
e odo
l’eco del mio cuore
da quelle profondità
riverberarmi
fin dentro.
Tutto mi avviluppo
anima e corpo
al tuo pensiero
e stringo
fino a sanguinare
vino
e ubriacarmi
di te
senza averti
e sbandare in questa vita
sempre ebbro e in astinenza
in un incubo bellissimo
che non sa levarsi dai miei occhi
e sempre mi presenta
il tuo volto
per farmi agonizzare
di gioia
ed inesauribile sconforto”.

Il mio intelletto è fermo
scocciato
e mi osserva
senza capire la ragione
di tanto penarsi
solo per un poco
d’incontenibile amore.

Senza perle di saggezza

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Sono stanco.
Come un granello di sabbia
alla deriva
che vede l’ennesima onda
giungergli funesta
per ripetere l’andirivieni
di questa risacca d’amore.
Stanco di aggrapparmi
all’arena di un cuore
spiaggiato
nella desolazione
del ricordo.
Voglio solo essere inghiottito
e sommerso
nel domani
e viaggiare lontano
da questa spiaggia stagnante
e volare
nel blu liquido
della speranza
verso qualcosa
che ancora non conosco
ma che mi chiama
lontano dal dolore
oltre le paure
forse
in un abisso
placido e profondo
dove potermi ritrovare
e dormire eternamente
tra le spoglie di un’ostrica
nella perlacea attesa
di capire quel che sono.